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Gli ori cablati di Maurizio Mioli
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Le antiche civiltà persistono nellattraversare il filtro ambrato del nostro ricordo.
Ancor oggi risentiamo dei precipitati azionati dalle vicende del mondo, non tralasciando di ripercorrere i passi dei nostri antenati e di portare alla luce quei frammenti rimasti sepolti nei secoli.
Iuomo doggi sebbene sia proiettato alla ricerca del futuro, cerca di recuperare gli anelli mancanti della sua storia.
I tempi lontani che hanno determinato impronte fondamentali per la crescita delluomo si accompagnano nella nostra memoria con vari ricordi e, talvolta, con un gioco mentale li accostiamo alloro, malleabile metallo, prezioso per antonomasia.
Maurizio Mioli, con consumata abilità, punta ad estrarre da obsoleti residui dellarcheologia industriale e da avanzi del supertecnologico avanzato, tra cui componenti e circuiti stampati, nuova vitalità operativa che immette ed innesta in una nuova teoria compositiva.
Loperazione di fine riciclaggio di elementi e di supporti intelligenti, principalmente del terziario tecnologico, si presenta come atto di riconversione di una visione metafisica dellesistenza.
Gli ultimissimi lavori di Maurizio Mioli sottolineano, sostanziando mitiche geografie ambientali rilucenti, trapassi di epoche.
Queste composizioni, impregnate di un velo cromatico dorato, ci consegnano dincanto topografie ideali, ossature di vecchie metropoli, vertebre di comunità, assetti socio-urbanistici.
Con queste realizzazioni, che potrebbero far pensare a città antiche, lartista, in fondo, accenta larchitettura primaria dei nostri desideri, ancor attuale, che si concretizza nel bisogno di edificare e di continuare a progettare.
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