|
Provocatorio e irriverente come d’abitudine, Adolfo Maffezzoni saluta il 2009
con un calendario pruriginoso e del tutto particolare.
In questo periodo dell’anno il mercato attende gli abituali almanacchi ‘monografici’
con le belle di professione a tutta pagina che esibiscono le loro curve in pose da capogiro,
fotografate ad arte per accarezzare e sedurre gli sguardi maschili, per sollecitare
o sedare i desideri più comuni.
Proprio contro tale tendenza Maffezzoni non confeziona bellezze per tutte le stagioni
ma innesta una provocazione proprio sul consumo visivo di corpi perfetti e seminudi.
Le sue donne dipinte si offrono impudiche alla contemplazione, giocando con un potenziale
erotico evocato da atteggiamenti e forme conturbanti ma spesso contraddetto dall’ironia
o dalla caricatura, stemperato dal taglio pittorico, rielaborato col collage
o ancora interpretato dal travestimento.
Queste femmine ritratte senza veli dal pennello esibiscono parti anatomiche
che nella nostra cultura sono ‘intime’ solo nella lingua parlata,
giacché le barriere delle inibizioni sono da tempo state travolte dal voyeurismo,
dall’esibizionismo, dalla pornografia, dalla cultura del consumo che confeziona,
usa e getta i suoi prodotti.
Con la sfrontatezza di questi corpi nudi l’artista allude provocatoriamente
al discutibile confine tra erotismo e pornografia, esplorando i confini tra lecito e vietato.
Quindi le pagine di questo calendario nascondono un avvertimento,
non tanto in merito alla rappresentazione esplicita di immagini ‘oscene’
ma contro l’uso volgare, disattento, consumustico, che l’ uomo fa dei propri desideri.
Dimenticando che questi nascono per esprimere la fantasia, per rivelare l’essere umano
a se stesso e per legarlo con grazia ai suoi simili.
Che è poi la funzione dell’arte.
Al termine di una carrellata di immagini provocanti e sensuali Maffezzoni rincara la dose,
insinua il dubbio che si tratti solo di spazzatura e che il confine tra bellezza esteriore e rifiuto
sia davvero molto labile.
Ecco allora il discorso prettamente figurativo ricondotto a percorsi già ben tracciati,
alla poetica del trash che diventa linguaggio per farsi cultura visiva.
Da ciò scaturisce anche il suggerimento che l’arte può riscattare il rifiuto della società
dei consumi -sia esso un rottame o un’immagine frusta- reinterpretarlo in chiave estetica
e compiere su di esso una sorta di metamorfosi catartica.
Il calendario di Maffezzoni conserva tuttavia un versante pratico,
legato alla funzione di scandire i giorni.
Una variopinta legenda multilingue posta nelle pagine iniziali introduce all’interpretazione
dei diversi colori da lui selezionati per indicare i giorni della settimana, espressi in dischi colorati
anziché in numeri o parole; tale scelta conduce ad un’originale sintesi cromatica
che travalica i diversi idiomi, proponendo la pittura come linguaggio universale.
|
|
|